PALERMO
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Palermo: la storia
Fondata dai Fenici nel VII sec. a.C. con il nome di Ziz, fiore, viene conquistata dai Romani che le danno il nome di Panormus (dal greco, tutto porto) che, con poche modifiche (l'arabo Balharm) è giunto fino a noi. Il periodo felice della città ha inizio sotto il dominio arabo (IX sec. d.C.). quando diviene uno dei principali centri islamici in occidente. La città si espande e nascono nuovi quartieri urbani al di là dei confini del centro storico detto il Cassaro (dall'arabo Al Quasr, il castello, antico nome anche della via principale, oggi corso Vittorio Emanuele). In particolare, nei pressi dello sbocco sul mare nasce la Kalsa (da al Halisah, l'eletta), quartiere fortificato e residenza dell'emiro. Nel 1072 la città cade in mano al normanno conte Ruggero, ma il passaggio non avviene in modo violento: ai mercanti, gli artigiani e più in generale alla popolazione musulmana (ma anche di altre razze e religioni) viene consentito di continuare a vivere e ad esercitare la propria professione. E' proprio questo che permette il diffondersi dello stile poi detto arabo-normanno, bellissima miscela di motivi sia architettonici che decorativi. La città prospera e si arricchisce di apporti delle diverse culture. Ruggero II, figlio del "conte", amante del lusso, fa nascere ovunque giardini di foggia orientale con lussuosi palazzi (la Zisa, la Cuba) e si circonda di letterati, matematici, astronomi ed intellettuali provenienti da ogni dove. Dopo un breve periodo di scompiglio e decadenza, Palermo e la Sicilia passano nelle mani di Federico II di Svevia (1212), sotto il quale la città riacquista centralità e vigore. Si susseguono gli angioini, cacciati alla fine della cosiddetta Guerra del Vespro, gli Spagnoli e, nel '700, i Borboni di Napoli che vestono la città di palazzi barocchi.
L'Ottocento segna l'apertura della città ai commerci ed alle relazioni con l'Europa. La borghesia imprenditoriale è la nuova forza economica e la nuova "committente". E la città allarga i suoi confini. Viene inaugurato il viale della Libertà, continuazione di via Maqueda, ed il quartiere che vi sorge attorno si arricchisce di creazioni liberty. Ed è purtroppo l'ultimo guizzo, seguito da un periodo di stasi che vede susseguirsi i bombardamenti dell'ultima guerra, il terremoto del 1968 ed un lento, ma corrosivo degrado dei quartieri medievali. Oggi però un nuovo impulso alla rivalutazione, al restauro ed al riutilizzo dei magnifici monumenti del centro sta cercando di risvegliare questo magnifico gigante d'oriente ancora addormentato.

il Parco della Favorita
Situato ai piedi del monte Pellegrino, si tratta di un grande parco creato nel 1799 da Ferdinando III il Borbone quando le truppe napoleoniche lo cacciarono da Napoli (dove era re con il nome di Ferdinando IV). Il parco divenne la riserva di caccia del re che vi fece costruire anche una residenza, la divertente palazzina cinese, un edificio dalle curiose forme e decori esotici progettata da Marvuglia. La costruzione adiacente, nello stesso stile è composta attorno ad una deliziosa corte su cui si affacciavano le cucine (collegate al palazzo tramite un passaggio sotterraneo) era adibito alla servitù ed oggi ospite il Museo G. Pitrè
L'Orto Botanico
Nella sua attuale collocazione nasce nel 1789. Oltre al giardino vengono ideati dall'architetto francese Dufourny tutta una serie di edifici adibiti anche allo studio ed alla sperimentazione. Numerosissime le specie accolte. Begli esemplari di piante orientali, esotiche, maestose come il Dendrocalamus Giganteus, una specie di bambù, ma gigantesco o l'incredibile esemplare di Ficus Magnolioides, il più grande ed esteso esemplare del giardino. Singolari le chorisie, bombacee provenienti dal Sudamerica introdotte a Palermo alla fine dell'800, caratterizzate da un curioso tronco rigonfio e spinoso. Dal grande fiore, di un rosa intenso, si sviluppano poi i frutti che, giunti a maturazione, si spaccano e lasciano cadere i semi avvolti da una folta peluria, in passato utilizzata come crine. Una serra custodisce begli esemplari di cactus, mentre presso l'entrata si possono ammirare enormi "barili d'oro" (anche ironicamente chiamati sedie della suocera).

Museo Etnografico Pitrè
Il museo raccoglie una grande quantità di oggetti del folklore locale che aiutano a ricostruire gli usi ed i costumi soprattutto rurali. Modelli di abitazioni, esempi di utensili, ricami, stoffe, una bellissima testata secentesca in ferro battuto, ceramiche povere, abiti della festa, bei boccali in corno e borracce di zucca ci introducono nel mondo contadino di una Sicilia d'altri tempi Nelle stanze intorno alla corte sono invece raccolti esempi di carretti siciliani dall'incredibile lavoro di intaglio, pittura e lavoro in ferro battuto (si consiglia di soffermarsi sui particolari, che sono infiniti), due carrozze consiliari del Seicento, giocattoli di bimbi, oggetti legati alla magia ed alla credenza popolare ed una incredibile serie di ex-voto di fattura artigianale, testimonianza della viva devozione popolare. Il museo possiede anche una biblioteca (aperta solo la mattina) ricca di testi sulle tradizioni popolari non solo siciliane.

Catacombe dei Cappuccini
Situato in via Cappuccini si tratta di un luogo pieno di fascino macabro. Le catacombe sono un labirinto di corridoi che espongono migliaia di corpi mummificati, dalle espressioni e posture contorte, vestiti di tutto punto, appesi (quasi impiccati, dato che sono legati al collo da corde) alle pareti, entro nicchie o sdraiati ed addossati al muro. Li protegge una griglia che aumenta l'aspetto funesto che non manca comunque di esercitare attrazione sul visitatore. Sono i quasi 8000 resti dei frati cappuccini (i corpi più antichi risalgono addirittura alla fine del '500), ma anche di illustri o facoltosi palermitani, bimbi e vergini, ogni "categoria" dotata di una propria zona. Impressionante è lo stato di conservazione dei corpi, conservatisi grazie alle particolari condizioni ambientali favorevoli al processo di essiccazione. Un caso a parte è costituito da una bimba di due anni morta neI 1920 che una serie di iniezioni chimiche (il medico che le ha praticate è morto senza rivelare di che cosa si trattava) hanno conservato tanto da farla sembrare addormentata.
Nel cimitero annesso al complesso dei Cappuccini, riposa lo scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa, morto nel 1957 (3° vialetto a sinistra).

Ponte dell'Ammiraglio - ponte medievale lungo corso dei Mille
Si attraversa percorrendo corso dei Mille. Si tratta di un bel ponte medievale sotto al quale un tempo passavano le acque dell'Oreto, poi deviato. Venne costruito nel 1113 dall'ammiraglio di Ruggero II, Giorgio d'Antiochia

Santuario di S. Maria del Gesù
Per giungervi si percorre il viale della Regione Siciliana fino all'altezza dello svincolo di via Oreto e si svolta a destra in via S. Maria di Gesù, (riconoscibile per un insegna verde di un negozio di calzatura all'angolo). Eretto nel 1426 sulle pendici del monte Grifone, il santuario è un'oasi di pace e frescura. Vi si accede attraversando l'attiguo cimitero, tradizionale luogo di sepoltura di famiglie nobili. Il sagrato della chiesa è circondato da belle tombe patrizie per lo più ottocentesche o degli inizi del nostro secolo, come la cappella liberty dei principi Lanza di Scalea. Il portale principale è caratterizzato da un architrave e stipiti marmorei con fini bassorilievi raffiguranti Gesù tra gli Angeli e gli Apostoli. Il portale sul lato sinistro è in stile gotico arricchito da bei capitelli scolpiti a motivi vegetali.
All'interno si conservano le due arcate ogivali del presbiterio, una pregevole statua lignea della Vergine (1470) e un bel soffitto ligneo a cassettani dipinto a motivi floreali e angeli (inizi del XVI sec.) che copre il vestibolo della chiesa, sopra il quale è collocato l'organo Degno di nota anche il palco ligneo dell'organo, dal vivace colorismo in cui sono dipinte scene della vita di S. Francesco (1932).

Chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi
Si incontra lungo via Cappello e rappresenta una delle più antiche chiese normanne, se non la più antica in assoluto. Dalla caratteristica cupolina rasata che corona il campanile-portico, venne fondata secondo le più attendibili fonti nel 1070, mentre altre testimonianze la fanno risalire ad un secolo dopo.

La cattedrale di Palermo
L'imponente edificio, eretto verso la fine del XII sec. in stile siculo-normanno, ha subito diversi rimaneggiamenti nel corso dei secoli. In particolare il portico sud, in stile gotico-catalano, risale al XV sec. ed ha un bel portale d'accesso con, sulla fascia più esterna, i simboli dei quattro evangelisti (un leone ed un angelo sulla destra, un toro ed un'aquila sulla sinistra) e bei battenti in legno intagliato. La cupola, neoclassica, è stata aggiunta nel '700, epoca in cui anche l'interno èstato completamente rifatto. Lo stile originario è invece visibile nelle absidi, che hanno conservato la bella e caratteristica decorazione geometrica.
All'interno, la 1° cappella a destra riunisce sarcofagi di reali svevi tra cui quelli di Federico II, della moglie Costanza d'Aragona, di Enrico IV e, in posizione retrostante, le tombe di Ruggero II e della figlia Costanza d'Altavilla.
Tesoro
(Accesso dal braccio destro del transetto). Custodisce un bel bastone capitolare in avorio inciso, di manifattura siciliana del XVII sec. e diversi monili della regina Costanza d'Aragona tra cui anelli e la preziosa corona imperiale in oro, pietre preziose, perle e smalti.
Cripta
Conserva numerose tombe di differenti epoche soprattutto di vescovi. Si distingue un sarcofago romano classico con le figure delle nove muse, Apollo ed un uomo togato ed assiso.

Piazza Pretoria - al centro la spettacolare fontana di Francesco Camilliani
Il centro di questa bella piazza è occupato da una spettacolare fontana, opera di Francesco Camilliani, scultore fiorentino del '500, ed in origine destinata ad ornare una villa toscana. A verchi concentrici, la fontana è un tripudio di divinità, ninfe, mostri, teste di animali, allegorie, rampe di scale, balaustre, giochi d'acqua che la vivacizzano e la movimentano, senza però rompere l'equilibrio compositivo che la caratterizza e che è espressione tipica del rinascimento toscano.
La prima vasca è divisa in quattro settori ed ospita, davanti a ciascuno di essi, una vasca piu piccola "sorvegliata" dalle allegorie dei quattro fiumi palermitani: Gabriele, Maredolce, Papireto ed Oreto. Tra le statue ai lati delle rampe è riconoscibile la dea protettrice della Sicilia, Cerere, raffigurata con in mano delle spighe di grano ed una cornucopia. La cancellata in ferro battuto che la circonda è opera di Giovan Battista Basile. La piazza è delimitata da bei palazzi: sullo sfondo la cupola di S. Caterina, a sud il Palazzo Senatorio, chiamato anche Palazzo Pretorio o delle Aquile, sede municipale, mentre oltre la strada, S. Giuseppe ai Teatini.

"Quattro Canti"
All'intersezione delle due vie principali di Palermo, via Vittorio Emanuele e via Maqueda, si trova questo slargo ai cui quattro angoli si elevano le facciate convesse di bei palazzi secenteschi dalla classica suddivisione a tre ordini sovrapposti (dorico, ionico e corinzio) con, al centro, fontane sormontate dalle statue delle quattro stagioni. Nelle nicchie degli ordini superiori si trovano invece le statue di re spagnoli e, al livello più alto, quelle delle protettrici di Palermo, le sante Cristina, Ninfa, Oliva e Agata, poi soppiantata da Santa Rosalia. L'incrocio segna anche le quattro zone in cui, un tempo, Palermo era suddivisa: Palazzo Reale, Mezzomonreale, Castellammare e Oreto, ciascuna affidata ad una santa.

Palazzo e Parco d'Orleans
In questa dimora visse in esilio, dal 1810 al 1814 Luigi Filippo d'Orleans, futuro re di Francia. Oggi è sede della Regione Siciliana. Nel giardino contiguo vi sono begli esemplari di ficus magnolioides dalle radici volanti ed animali esotici

S. Giovanni degli Eremiti
Poco distante dal palazzo dei Normanni, questa chiesa con il giardino che la circonda è una piccola oasi di pace ove anche i rumori del traffico risultano attutiti. Immersa in un lussureggiante fiorire di palme, agavi, begonvillee, aranci, mandarini cinesi e cespugli, si erge la chiesa, costruita verso la metà deI XII sec, per volere di Ruggero II. E' uno dei monumenti arabo-normanni più famosi di Palermo. Le forme semplici e squadrate, a volumi cubici, si colorano di rosso nelle cinque cupo che svettano sulla copertura (e che richiamano quelle della non lontana S. Cataldo) chiaro intervento delle maestranze arabe. L'interno, semplice e nudo, si costruisca su una pianta a croce latina in cui il corpo centrale è suddiviso in due spazi che la elevano al centro con due cupole. Il transetto è anch'esso suddiviso in tre spazi sormontati ciascuno da una cupola che nel transetto destro si eleva a campanile. Annesso alla chiesa sorgeva un monastero il cui abate era il confessore privato del re. Oggi resta solo il delizioso chiostro duecentesco a colonnine gemine.

Palazzo Comitini
Eretto tra il 1768 e il 1771 per il principe di Gravina, il palazzo inglobò i preesistenti palazzo Roccafiorita-Bonanno e Gravina di Palagonia. La facciata è cadenzata dai due grandi portali e da nove aperture (ora finestre) al piano terra ed è dominata dai bei balconi a "petto d'oca" del piano nobile. Venne radicalmente modificata nel 1931, con l'aggiunta di un ulteriore piano, quando vi si trasferirono gli uffici della Provincia. Dalla corte interna uno scalone conduce al loggiato del piano superiore, per entrare nella sala delle Armi, oggi Salone dei Commessi (notare ai lati dell'ingresso i due mascheroni che avevano la funzione di spegnitorcia) da cui si passa (a sinistra) nella sala Verde coi bel lampadario settecentesco di Murano. La sala Martorana, oggi sede del Consiglio Provinciale, è interamente rivestita da boiseries settecentesche in cui sono incastonati degli specchi che contribuiscono a dare luminosità e risalto allo splendido affresco della volta, Il Trionfo del Vero Amore: il carro della saggezza, dopo aver sconfitto l'Avarizia, la Falsità e la Perfidia, travolge Eros e l'invidia e trionfa, accompagnato da putti con ghirlande di fiori. Il tema è ripreso dai 4 medaglioni agli angoli raffiguranti le 4 Virtù: Fortezza, Temperanza, Prudenza e Giustizia. Il pavimento in maiolica è purtroppo molto rovinato.
Accanto alla Sala del Presidente, un tempo camera da letto del principe, si trovano due piccoli boudoirs dalle pareti rivestite in boiseries arricchite da mensoline e in cui sono inseriti piatti di maiolica del '900.
Porta Nuova
Costruita sotto Carlo V, è sormontata da una graziosa loggia di stile rinascimentale che termina con un tetto a spioventi sul quale è raffigurata l'aquila imperiale. Oltre la porta, si apre corso Vittorio Emanuele, un lungo rettilineo che è coronato, all'estremità opposta, dalla Porta Felice.

Monte Pellegrino
La strada, intersecata da un largo sentiero lastricato e molto più ripido che risale alla fine del '600 (utilizzabile per le passeggiate a piedi) offre bellissime viste su Palermo e la Conca d'Oro. Durante la salita si oltrepassa sulla sinistra il Castello Uveggio. massiccia costruzione rosa visibile anche dalla città. Si giunge quindi al Santuario di S. Rosalia (XVII sec.), costruito intorno alla grotta dove la leggenda vuole sia vissuta la santa. Si narra anche che qui, neI 1624, sarebbero state ritrovate le sue ossa che, portate in processione per la città, l'avrebbero liberata dalla piaga della pestilenza, in seguito a questo evento S. Rosalia è divenuta la patrona di Palermo. La grotta è tappezzata di grondaie in zinco che servono a raccogliere l'acqua che trasuda dalle pareti ed è considerata miracolosa.
Proseguendo per la strada in salita si giunge al belvedere ove troneggia la statua della santa e da cui si gode di una bella vista sul mare.

Mondello
Si trova a 11 km a nord di Palermo. La strada è dominata dalle pendici del Monte Pellegrino. Elegante località di villeggiatura, la cittadina venne "scoperta" all'inizio del secolo dalla Palermo benestante che decise di eleggerla a luogo ove trascorrere i fine settimana e brevi periodi di vacanza. Ecco così sorgere numerose e belle ville di cui rimangono ancora molti esempi sul lungomare, lungo viale Principe di Scalea(villa Margherita al n° 36), in via Margherita di Savoia (soprattutto nel tratto iniziale) e nelle vie retrostanti, come ad esempio al n° 7 di via Mosto (villino Lentini).
Il lungomare è caratterizzato da un bello stabilimento balneare di inizio secolo ancora funzionante (anche se in parte adibito a ristorante e a circolo privato).
Grotte dell'Addaura - Tra Mondello e Arenella, sul lungomare Cristoforo Colombo, all'altezza di Punta di Priola. Si sono scoperte sulle pendici del monte Pellegrino alcune grotte abitate già durante il Paleolitico (V millennio a.C.); in una di queste sono state ritrovate delle straordinarie incisioni rupestri, da ricollegare ad una cerimonia di iniziazione o a una scena rituale. Vi sono raffigurati animali e un gruppo di nove figure umane con strani copricapi, disposte in circolo attorno ad altre due figure che inarcano i corpi e hanno le braccia tese in avanti, quasi come se stessero danzando.

Chiesa di S. Agostino
E' una bella chiesa duecentesca edificata per volere delle famiglie Chiaramonte e Sclafani. La facciata è arricchita da un portale decorato da motivi geometrici e floreali bicromi e da un ricco rosone. Bello anche il portale gaginesco che si affaccia su via S. Agostino. All'interno, dominato dai rimaneggiamenti barocchi, sono conservati stucchi della scuola del Serpotta del quale si può vedere la firma (una lucertola, serpe in siciliano) sulla mensola della seconda statua di destra.
Proseguendo via S. Agostino si giunge nel cuore del quartiere, animato ogni mattina dal vivace mercato di Capo. E proprio in questa zona che si svolge gran parte dei Beati Paoli, monumentale romanzo popolare di Luigi Natali che, pubblicato a fascicoli tra il 1909 ed il 1910, divenne così famoso tra i palermitani da essere letto avidamente e da tenerli col fiato sospeso, in attesa delle uscite successive. Interessante in particolare l'ambientazione, molto fedele, che permette di rivivere in una Palermo dei passato. In via Cappuccinelle, 6 spicca l'insegna del panificio Morelio, costituita da un bel pannello liberty a mosaico con una figura femminile incorniciata da una "nicchia" di spighe e da un motivo decorativo a fiori dilato in basso: il decoro delle spighe è ripreso anche in alto.

L'antico porto di città
La cala, l'antico porto di città, era un tempo difeso dal Castello a Mare, edificato sotto gli Arabi, ma trasformato e riutilizzato in seguito come roccaforte, prigione, abitazione. La massiccia costruzione è stata purtroppo fortemente mutilata nel 1922 per l'ampliamento del nuovo molo. Il quartiere che si stende alle spalle dell'antico porto non può che essere introdotto dalla chiesa che, per essere stata secoli custode delle catene che lo chiudevano, è stata chiamata S. Maria alla Catena.
Piazza Marina
La Piazza nel cuore della Palermo Medievale, è occupata al centro dal grazioso girdino Garibaldi che conserva magnifici esemplari di magnolie dalle radici aeree così sviluppate e robuste da essere divenute esse stesse della consistenza del tronco. La piazza è circondata da bei palazzi tra cui palazzo Galletti (n° 46), palazzo Notarbartolo (n° 51) ed il famoso palazzo Chiaramonte. Sul lato diametralmente opposto a quest'utimo si trova la graziosa fontana del Garraffo realizzata alla fine deI 600 da G. Vitaliano su progetto di Amato.

Chiesa di S. Maria alla Catena
Attribuita a Matteo Carnelivari, è preceduta da un ampio portico squadrata e a tre fornici dietro al quale si cela il portale decorato sulla cornice da un bassorilievo di V. Gagini. Il portico è coronato da un traforo di pietra che corre anche sui lati (la scalinata che lo precede è un'aggiunta tarda). In stile di transizione gotico-rinascimentale (1490), presenta un bell'interno ad archi scemi e campate a crociera ogivali, sottolineate da costoloni in pietra che contrastano con il candore della copertura. La crociera del presbiterio è rischiarata da bifore lavorate. La seconda cappella di destra conserva resti di un affresco della Madonna e, sull'altare, si possono ancora vedere i simboli delle catena.
La chiesa offre uno spettacolo suggestivo dopo il tramonto, quando si trova sotto i "riflettori".
Nei pressi sorge la monumentale Porta Felice (1582) che chiude corso Vittorio Emanuele a est, In stile tardo-rinascimentale, la mole massiccia dei due piloni che la costituiscono è ingentilita da volute e aperture coronate da timpani.
Continuando lungo l'ampia curva disegnata dal porto, si arriva in piazza Fonderia, alle spalle della quale (da via Cassari fino a piazza S. Domenico) si svolge il pittoresco e storico mercato della Vucciria.

La Martorana
Il nome è quello di Eloisa Martorana, fondatrice, nel 1194, dei vicino convento benedettino cui la chiesa venne ceduta come cappella. In effetti l'edificio venne iniziato nel 1143 per volere di Giorgio d'Antiochia, ammiraglio della flotta di Ruggero II ed il suo vero nome è S. Maria dell'Ammiraglio. La lineare forma normanna è stata purtroppo celata dietro la facciata barocca fianco sinistro della chiesa) che si affaccia sulla piazza. L'accesso all'edificio è costituito da un elegante campanile-portico a tre ordini rischiarati da grandi bifore. Un tempo isolato, venne collegato alla chiesa nel XVI sec. quando, per ingrandire l'edificio, vennero aggiunte altre due campate. In questa stessa occasione l'abside venne sostituita da un coro quadrato. Vi vengono celebrate funzioni in rito greco-ortodosso.
Interno
E' nettamente diviso in due parti. Le prime due campate, quelle aggiunte nel '500, sono ornate di affreschi settecenteschi, mentre la parte primitiva è tutta un risplendere di bellissimi mosaici di stretta iconografia bizantina, probabilmente opera delle stesse maestranze che hanno decorato la Cappella Palatina. Sulle pareti che costituivano in origine la facciata due mosaici raffigurano il Deisis dell'ammiraglio (prostrato) alla Vergine (a sinistra) e Ruggero II che viene incoronato da Cristo (a destra). Al centro della navata principale si eleva la cupola con il Cristo Pantocratore circondato da quattro arcangeli (Michele, Gabriele, Uriele e Raffaele). Subito sotto, otto profeti e, nelle trombe, i quattro Evangelisti. Nella volta centrale che precede la cupola sono raffigurati la Natività (sulla sinistra) e la Dormizione (morte) della Vergine.
In alto, le grate che chiudono il coro delle monache sono un bellissimo esempio di lavoro in ferro battuto.

chiesa di S. Domenico
La chiesa si erge maestosa su una bella piazza con al centro una colonna che regge la statua della Madonna. Iniziata nel '600, la chiesa venne terminata solo un secolo più tardi. La facciata barocca si divide in tre ordini scanditi da colonne doriche, corinzie e lesene che incorniciano la statua del santo. L'interno, di ampio respiro, è a tre navate con cappelle che si affacciano su ogni volta della navata laterale. Notevoli, per il decoro a tarsie policrome in pietre dure, la quarta cappella a destra e il cappellone del Rosario nel transetto sinistro. Annesso alla chiesa si trova un grazioso chiostro trecentesco a colonnine gemme.
Nei locali adiacenti la chiesa si trova la Società Siciliana per la Storia Patria che ha allestito in una stanza un piccolo Museo del Risorgimento con ricordi garibaldini. Dalle finestre del museo si gode di una bella vista sul chiostro di S. Domenico.

San Francesco d'Assisi
Della chiesa originale, duecentesca, non rimane quasi nulla. Più volte danneggiata, restaurata e rimaneggiata, deve il suo aspetto attuale all'ultimo intervento volto a ripristinare, per quanto possibile. le forme originali, la facciata, semplice, è rischiarata da un rosone ed un bellissimo portale gotico che appartengono all'originale edificio del XIII sec. All'interno si può apprezzare l'ampia e ariosa volumetria che caratterizza le chiese francescane, purtroppo mista a interventi di epoche successive. Vi si conservano otto statue di Giovanni Serpotta ed il bellissimo portale della cappella Mastrantonio (4° a sinistra,), opera di Francesco Laurana e Un pizzo di pietra: il rosone di S. Francesco Pietro di Bonitate.
Di fianco alla chiesa si trova l'Oratorio di S. Lorenzo. Purtroppo chiuso da anni, conserva stucchi del Serpotta, considerati l'apogeo della sua espressione artistica.
Palazzo dei Normanni
Il palazzo sorge proprio al dentro del primo insediamento della città e dove probabilmente già esisteva una fortezza in periodo punico. Le prime notizie certe risalgono però all'epoca araba quando qui sorgeva il Qasr (da cui poi il nome del quartiere, il Cassaro), poi lasciato quando l'Emiro decide di trasferirsi nella Kalsa (si veda più avanti). Il luogo torna ad essere sede reale sotto i Normanni che lo ingrandiscono e lo abbelliscono. Al centro della vita di palazzo la sala verde, spaziosa aula regia utilizzata per assemblee e banchetti. L'edificio era costituito da diverse ali, ciascuna destinata a persone e funzioni differenti, collegate tra di loro da terrazzi e spazi verdi abbelliti da vasche e fontane. Quattro le torri che si ergevano agli angoli: la Greca, la Pisana, la Joaria (l'ariosa, dall'arabo) e la Kirimbi. Purtroppo di quest'epoca non resta che la parte centrale dell'edificio e la massiccia Pisana, unica torre rimasta (la cupola che la sormonta è però quella dell'osservatorio qui installato nel 1791). Il palazzo conobbe poi un periodo di abbandono e degrado (tranne la Cappella Palatina) e venne restaurato solo nel '600, sotto i Vicerè spagnoli. E' a quest'epoca che risalgono l'imponente facciata meridionale e la bella corte interna a tre ordini di arcate. Il palazzo è oggi sede del Parlamento Siciliano (A.R.S. Assemblea Regionale Siciliana).
L'ingresso con lo scalone monumentale (dove è stata collocata una bella carrozza senatoria) risale al 1735.









